I nostri Giovani, dopo aver compiuto tanti sacrifici per conseguire l’ambito titolo di studio, oggi non riescono a mettere a frutto le loro conoscenze e affrancarsi dalla disoccupazione. Le cause di tali circostanze sono, in buona parte, rintracciabili in una serie di scelte fatte in passato e le responsabilità maggiori ricadono principalmente nella miopia della politica. Quanto per cambiare, è stato speso moltissimo tempo per confrontarsi sul sesso degli Angeli, trascurando la vera e propria  valenza dell’ascensore sociale, rappresentato dai percorsi d’istruzione e dalla loro spendibilità nel mondo del lavoro. Oggi, tra le cause del mancato adeguamento tra domanda e offerta, proveniente direttamente dai mercati del lavoro,  i Giovani del Meridione sono tristemente collocati all’angolo e pressati  dal collasso occupazionale. La Calabria, nel 2017, restava al top in Ue, per tasso di disoccupazione giovanile, attestandosi al 55,6%. Ad oggi, non sono avvenuti cambiamenti e persiste quel triste   primato. Detto ciò, provo ad illustrare velocemente cosa è accaduto dal 1990 ai nostri giorni, tentando di analizzare brevemente le dinamiche Europee e mondiali afferenti al mondo dell’istruzione e del mercato del lavoro. Da una parte troviamo quanti hanno accolto, con umiltà ed entusiasmo, la tesi di Jeremy Rifkin, guardando i processi di globalizzazione come una vera e propria opportunità. A fronte di tali indicatori, sono state predisposte forme di adeguamento mediante l’istituzione di corsi di studio tesi a preparare i Giovani alle nuove competenze richieste da quel futuro che stava sopravvenendo. Dall’altra parte, cito l’esempio dell’Italia, in quel periodo era impegnata a reagire all’agenda politica del momento e l’agire quotidiano era dettato dall’onda lunga creatasi a seguito di tangentopoli, dall’ascesa di Berlusconi, dalla Destra al Governo, dal primo Governo Prodi, dall’adozione dell’Euro con annessa la lotta eterna, consistente nel decidere il rapporto di cambio lira/marco tedesco ecc. ecc. Tutto ciò, purtroppo, oggi rappresenta  la scadente cornice messa a disposizione dal Legislatore per il futuro dei nostri Giovani, costretti a non potersi posizionare positivamente all’interno del mercato del lavoro tanto per inflazione di competenze quanto per problematiche legate alle tipologie cangianti dei contratti di lavoro.  A ciò si aggiunge la penuria delle azioni concrete,  messe in atto per tentare di riportare nell’alveo ciò che oggi è diventato un vero e proprio fiume in piena  identificabile nel crescente fenomeno della disoccupazione  giovanile. Allora come oggi, si è rimasti inermi a pensare che fosse sufficiente attutire l’urto sociale del momento, spendendo una marginale preoccupazione per il delicatissimo ambito maggiormente esposto e sperando nella così detta mano invisibile, pronta a riporre in equilibrio le condizioni venutesi a generare. Quella scelta ha cancellato il futuro di tutte quelle persone che oggi, alla soglia dei 40 anni, non hanno lavorato nemmeno per un solo giorno. Ma cosa accadeva a metà degli Anni ’90 del Secolo Scorso? In quel periodo, mentre si consolidavano le fondamenta di quanto è sotto i nostri occhi, figli di politici e di imprenditori facoltosi, andarono a studiare in America, Inghilterra e Francia creandosi un futuro ed affrancandosi dall’ignoranza del Terzo Millennio e dalla disoccupazione. Tanto per cambiare, noi Italiani, siamo stati sempre bastion contrario a fronte dell’innovazione; invece di leggere con attenzione i mutamenti sociali e farli immediatamente nostri, abbiamo saputo reagire al cambiamento epocale del mondo del lavoro ampliando i percorsi di studio in maniera cosi virtuosa sino a raggiungere quasi 5000 corsi di laurea, per giunta poco spendibili nel mercato del lavoro italiano ed in gran parte dell’Europa. Tutto ciò è avvenuto mentre l’OCSE illustrava le dinamiche del cambiamento e richiamava gli Stati, compresa l’Italia, a porre maggiore attenzione verso quali Skills promuovere nei campus universitari. L’effetto della mancata ed oculata attenzione verso i nostri competitor è stato ed è alla base di quanto viene dettato attualmente dal Mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Queste dinamiche di primissimo interesse, oggi coinvolgono i nostri Giovani e le loro famiglie, quest’ultime impegnate prima a sostenere la quotidianità dei loro figli nel percorrere la strada dell’istruzione e successivamente nel vederli penare a fronte del vortice della disoccupazione o, per la mancata gratificazione economica a fronte del lavoro svolto spesso in maniera precaria. Con l’avvento di Industria 4.0, le generazioni che oggi hanno un’età compresa tra 10 e 12 anni applicandosi soprattutto in matematica, informatica, lingue (inglese, arabo e cinese) troveranno in futuro maggiore opportunità occupazionale; anche lo studio della medicina e della chimica riscoprirà una nuova stagione, in questi ambiti sarà indispensabile approcciarsi all’informatica, alla robotica ed all’intelligenza artificiale. Per le attuali generazioni, prive di occupazione,  a seguito delle letture e dagli studi sino ad ora compiuti e seppur la mia conoscenza non sia di rilevanza scientifica, l’unica chance intravedibile nel breve e medio periodo consisterà nel sapersi rimettere in gioco, reinventando un lavoro destinato a valorizzare ciò che ci circonda e ponendo il valore aggiunto delle nostre tradizioni  come un vero e proprio Brand da offrire a quote di mercato vogliose di vivere esperienze di accoglienza, cultura, prodotti locali e saperi dei quali il Meridione è ricco. Quanti sceglieranno di percorre questa strada, dovranno saper adempiere ad un primo ed importantissimo requisito: è vietato improvvisare, come purtroppo è stato fatto in passato, vendendo una pessima immagine dei nostri saperi e dei nostri luoghi. Oggi, contrariamente al passato, possediamo i vettori giusti per canalizzare tali offerte e vi sono anche importanti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Tali mezzi, da una parte alimentano alla massima velocità la diffusione del bello e potranno divenire il vero e proprio acceleratore del territorio e delle Comunità coinvolte. Perciò è sconsigliabile continuare ad usare i Social e la comunicazione in generale, in maniera spregevole. Queste scelte rappresenteranno un rinnovato senso di distruzione, volto a coinvolgere  quanti hanno intenzione di superare le difficoltà riconducibili a tre generazioni costrette a segnare il passo per mancanza di opportunità. Come ha asserito Papa Francesco, nel recente viaggio di rientro dal Marocco, “chi costruisce muri finirà prigioniero delle sue barriere”. Adesso, dipenderà soltanto da noi essere o non essere protagonisti. Ricorrendo ai nuovi modelli occupazionali, riconducibili soprattutto ai modelli di Start-Up, è possibile trasformare la tradizione in innovazione, ponendo finalmente il Meridione in una posizione di dialogo planetario e nella condizione di potersi affrancare dall’attuale malessere sociale rappresentato dalla disoccupazione sempre più simile ad un vero e proprio male sociale del quale i nostri Giovani ne sono le vittime innocenti.

2 commenti su “Alla soglia dei 40 anni, senza aver lavorato un solo giorno”

  • Grazie Sociologo dei Giovani!
    Grazie Sociologo dei Giovani Meridionali figli dell’Italia 4.0 e 5.0. !
    Ora però i Tuoi e Nostri tanto elogiati e giustamente difesi Giovani, il giorno in cui il Signor Presidente del Consiglio giungerà in Calabria, (forse a Gioia Tauro) i Tuoi e Nostri amati Giovani, minorenni e maggiorenni, devono fare la loro parte.
    Quel prossimo giorno della preannunciata “ ri visita” in Calabria, del Capo del Governo in carica, gli stessi Tuoi e Nostri (Amici Giovani Calabresi) dovranno avvertire il senso del loro dovere e alzarsi presto, per arrivare sul luogo scelto dal responsabile dell’Ordine e Sicurezza Pubblica, per ascoltare e applaudire con gioia immensa il più Grande Uomo del Sud che vuole il bene del Meridione d’Italia.
    Cordialmente, Emilio Errigo Calabrese
    DOCGP

    • Gent.mo Emilio,
      l’attuale stratificazione sociale del nostro Meridione, nel tempo ha subito fino troppe umiliazioni. Voglio essere fiducioso in ciò che avverrà a breve e cioè nel veder riunire in Calabria il Consiglio dei Ministri, soprattutto nel vedere i risultati che verranno assunti. Continuiamo a sperare e soprattutto continuiamo a crederci insieme ai nostri ragazzi, non per illuderli ma per incoraggiarli a fare meglio il loro dovere di Cittadini.

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