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In un passato piuttosto recente eravamo abituati ad ampie discussioni, avviate di solito con largo anticipo dai vari leaders dei partiti politici. Spesso partiva tutto dalle piazze. In esse venivano riversati i malesseri sociali e, molti di quei temi, divenivano l’oggetto specifico per avviare discussioni e confronto persino all’interno dell’emiciclo costituzionale, dove ai lavori delle rispettive Camere si aggiungevano proprio quei temi,  divenendo molte volte l’origine di numerosi provvedimenti legislativi. Quel modello, comparato alle attuali campagne Elettorali, aventi una durata permanente, ha poco in comune.

Sono cambiate le esigenze sociali? E’ cambiata la strategia comunicativa? Ha più paura la classe politica di rimanere isolata oppure è la società ad essersi isolata perchè completamente disaffezionata?

Cerchiamo di mettere un po in ordine il puzzle e, seppur il compito sia arduo, proviamo a sviluppare una breve riflessione, anteponendo con lucidità che si tratterà di un piccolissimo passo per poter affrontare un vero e proprio dilemma.

Per non dover partire dal peccato di Adamo ed Eva, rischiando di tediare i  lettori, vorrei richiamare una fase particolarmente importante per il nostro modo di vivere, dettato grazie alla rapida diffusione di un fenomeno sociale di portata ben più ampio di quanto si possa immaginare: l’insorgenza della società dei consumi.

Questo sentimento, sviluppatosi molto velocemente a partire dalla metà del Secolo scorso, di fatto ha contribuito a stemperare l’intensità ideologica dalla quale si era usciti dopo il 25 Aprile del 1945. La frattura sociale apertasi con l’avvento del periodo fascista durante il Ventennio, alla sua conclusione, ha lasciato allo stremo gli italiani. Difatti, alla fine della dittatura, escludendo il periodo di guerra, la situazione per la maggior parte della popolazione era peggiorata (ma la propaganda ne impediva la diffusione dei dati e soprattutto del malcontento). In particolare, rispetto al 1923, nel 1938 i salari reali erano scesi di circa il 20%. La fine del Secondo conflitto Mondiale e l’affermazione del modello Repubblicano, hanno reso indispensabile avviare velocemente la fase della ricostruzione. Tutto ciò servì a ridefinire la chiusura della frattura sociale pregressa con l’apertura di una nuova fase, che potremmo identificare per facilità metodologica, come una lunga parentesi sociale durata sino al 2008. In realtà, la causa che alimentò l’onda lunga della crisi nella quale ancora oggi siamo avvolti è principalmente individuabile con lo scoppio della bolla speculativa, originata negli Stati Uniti, mediante il diffondersi della crisi finanziaria. La crisi portò alla recessione le economie di tutto il mondo, che in qualche modo sono tutte collegate a quella degli Stati Uniti, nonostante i numerosi tentativi di salvataggio messi in atto dalla politica a livello planetario le conseguenze della crisi furono piuttosto gravi e per molti versi continuano tuttora. Di tali circostanze, ognuno di noi, nel corso del tempo, è stato costretto a pagarne un prezzo. Nel Meridione d’Italia, la disoccupazione crescente,  la riduzione della disponibilità economica ha generato all’interno dei mercati finanziari un vero e proprio blocco dei i processi economico-produttivi, incidendo notevolmente a livello strutturale ed espandendosi velocemente.

Dall’altra parte si assiste allo sviluppo ed alla diffusione della comunicazione di massa,   grazie alla diffusione della rete internet. l’importantissimo ruolo svolto dalla rete, in pochissimo tempo si è  rivelato fondamentale anche in politica. Se Obama venne chiamato presidente YouTube ci sarà stato sicuramente un motivo. In quella fase storica,  nessuno poteva immaginare che la politica, nel giro di pochissimi anni, potesse snaturare quasi tutto il suo contatto umano ridisegnando un nuovo anello di congiunzione tra partiti e movimenti politici con le masse   sociali traslando tale azione dal mondo reale al mondo virtuale. Eppure è stato così. Con una forte propensione verso il virtuale, sono state abbandonate in buona parte le piazze ed i cortei. Sulla scorta di come venne diffuso il messaggio di Obama, grazie all’utilizzo dei Social Network, anche in Italia venne recepito questo modello di comunicazione di massa ed il chiaro intento fu immediatamente quello di tentare di codificare messaggi che non erano stati recepiti attraverso i mezzi di comunicazione classici, indirizzati agli elettori sempre più distanti dalla partecipazione politica. Negli States, con lo slogan Yes We Can, a prevalere furono tanto il messaggio di speranza quanto la necessità di cambiamento proposto da Obama. Quel messaggio, diffuso in un momento difficile dove le contingenze economiche hanno generato da una parte paura e dall’altro allarmismo, hanno consolidato un risultato straordinario portando all’elezione prima e successivamente alla successiva rielezione degli States il Presidente Barak Obama. In definitiva si può affermare che YouTube è stato per Obama quello che la Televisione ha rappresentato per Kennedy e cioè un insostituibile strumento per la vittoria.

In Italia dopo mani pulite, a far calare la tensione partecipatoria e l’impegno politico, fu la disaffezione ed il diffondersi dello scoramento. Questi sentimenti crearono un vero e proprio humus favorevole alla presa di distanza rispetto al mondo della politica. Seppur nei tempi passati  la campagna elettorale rappresentava un vero e proprio percorso tracciato con l’intima occasione di dare un forte senso di appartenenza ai propri tesserati, improvvisamente abbiamo assistito ai falsi tesseramenti ed alla nascita di nuovi soggetti politici che di volta in volta, hanno saputo porsi in alternativa ai modelli esistenti, costruendo gran parte delle loro propaganda anche mediante la rete. Sempre grazie alla rete è stato possibile raccogliere fondi ed autofinanziare la crescita e la radicalizzazione della presenza di militanti dal più piccolo al più grande dei centri abitati. Perciò si è passati, forse senza accorgersi, da una fase di apatia ad una fase di fortissima partecipazione, aggiungerei spesse volte anche agguerrita. Questo passaggio è stato reso possibile da una improvvisa e diffusa partecipazione praticata dalle persone che hanno deciso di partecipare al dibattito politico, esprimendo le proprie posizioni ed i propri punti di vista  comodamente da casa o dal proprio cellulare senza dover scendere in piazza e senza portare con se le ideologie del ‘900 seppellite sotto il muro di Berlino.

Seppur il metodo sia cambiato e grazie ad esso le ultime elezioni politiche hanno determinato l’inedita vittoria di un movimento nato e cresciuto in rete, il metodo di lavoro ed i risultati attesi continuano ad essere ingessati e di fatto le persone avvertono la stanchezza dettata dalla costrizione di dover segnare il passo senza poter progredire. Un esempio per tutti: l’aver distribuito il reddito di cittadinanza a quanti non avevano un lavoro, da una parte potrebbe essere stata una conquista per il sistema di welfare, ma in realtà, quei soldi avevano mensilmente una direzione ben delineata per praticare acquisti disciplinati dalla norma che riconosceva l’importo mensile a quanti ne avevano il diritto. I navigator sono arrivati molto tardi negli uffici di collocamento e il decreto attuativo che consente ai comuni di far svolgere i lavori di Pubblica Utilità è arrivato ancora più tardi. Questa perdita di tempo, non è più uguale ai rimpalli che venivano alimentati in passato dalle continue crisi dei partiti degli anni ’60, ’70 e ’80 del Secolo scorso. Oggi, l’Elettore è simile ad un consumatore anzi, è diventato un consumATTORE. Non possiede un’ideologia politica che lo vincola al voto di un partito ben preciso ma osserva liberamente e sceglie chi sostenere di volta in volta. Di queste elezioni regionali in Calabria, prendo tre semplicissimi dati che potrebbero risultare di particolare importanza:

  1. nell’area PD ci sono molti voti di lista che non corrispondono alle preferenze;
  2. L’effetto atteso per il Reddito di Cittadinanza si è trasformato in una vera e propria disfatta;
  3. La Lega riceve i consensi ma non riesce a sfondare come previsto.

Nel primo caso: forse l’Elettore sta dicendo ai vertici del PD, continuo a seguirti ma non mi piacciono i candidati che mi stai propinando?

Nel secondo caso: il Cittadino ha intravisto nel Reddito di Cittadinanza più un limite che un’opportunità non essendo maturate velocemente le promesse fatte dai grillini e tendenti all’idea che oltre al reddito di cittadinanza si sarebbero aperte le porte per il mercato del lavoro?

Nel terzo caso: la pressante azione di Salvini, con la sua interminabile campagna Elettorale, ha arrecato paura ed incertezza per il futuro dei Cittadini in quanto, ognuno di noi, in cuor nostro sappiamo di essere in torto con lo Stato?

Il Terzo Millennio porta in dote dal Secolo scorso il concetto di liquidità, ormai disseminato in ogni ambito sociale e culturale. Di conseguenza, anche la politica è diventata una scienza liquida. Nel nostro  Meridione  quella liquidità si chiama povertà educativa, impossibilità a sbarcare il lunario a fine mese, sanità commissariata e figli disoccupati costretti ad abbandonare la loro terra, i loro affetti e la possibilità di poter guarda avanti divenendo protagonisti. Insomma, il risultato finale ha provveduto a far eleggere i componenti del Consiglio Regionale della Calabria ma alla vigilia dell’insediamento degli eletti i  problemi oltre ad essere aumentati esponenzialmente sono rimasti identici ed è aumentato il senso di malessere che genera paura.

Saranno stati questi timori a rendere fluttuanti voti espressi?

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