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Durante la trasmissione Memoriando.Tv, condotta da Giampaolo Mattei, mi sono soffermato sull’aspetto afferente al tema richiestomi ma cercando di inquadrare il tutto con lo sguardo di un Giovane. Ho cercato di porre l’attenzione dei miei interlocutori sulla delicatezza delle varie difficoltà riscontrate proprio da una fragilità giovanile che spesso non viene considerata ma è destinata ad essere giudicata. Tutto ciò, soprattutto nel mio Meridione, continua ad essere un limite inspessito dalle crescenti povertà educative presenti in moltissimi nuclei familiari. Tale dinamica come già avvenuto in passato, oggi sta trasformando le criticità in fallimenti. Di volta in volta, le varie difficoltà divengono un muro sempre più alto. Cercando di scalare quel muro per potersi affrancare da un malessere sempre più asfissiante, a volte si cade nella strada sbagliata. Purtroppo, la malavita è propensa ad accogliere nuova manovalanza e il salto di qualità rischia di essere il punto di non ritorno per il giovane e per la sua famiglia. Occorre correre più veloce dei tempi ed è indispensabile immaginare ed applicare misure tese a generare inclusione, opportunità di crescita e soprattutto conferire dignità alle persone attraverso il lavoro. 

 

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2 commenti su “Giovani: il lavoro come conquista sociale e azione preventiva alla devianza”

  • Buona vita tra la bella Gente di Calabria Francesco.
    Ho ascoltato con interesse e molta attenzione le argomentazioni esternate in video ai teleascoltatori del web, a sostegno delle tue tesi.
    Si dice dalle mie parti che se la botte è costruita con legno buono il vino non diverrà aceto, anzi migliorerà da anno in anno.
    Nel tuo caso la metafora calza a punta di diamante o a pennello di Mastro.
    A rileggere le prime riflessioni partecipate al Popolo del Blog di Francesco RAO
    ( il Sociologo dei Giovani) , puó capitare se si è predisposti, ad avvertire quel senso di preveggenza tipica degli analisti strutturati dall’esperienza professionale.
    Fare bene il tuo mestiere di Sociologo dei Giovani in un territorio complesso e complicato quale è quello della nostra Calabria, non è e non può essere la stessa cosa di svolgerlo in ambiti territoriali economicamente più floridi o ad alto reddito pro capite. Vivere e operare da Sociologo in Calabria è tutta altra cosa, se poi la Città dove si vive quotidianamente è il territorio difficilissimo socialmente,!ma di incomparabile bellezza paesaggistica, storico, artistica, architettonica e ambientale, direi con tratti di unicità e tipicità propri, si comprende meglio la tua non facile scelta di vita.
    Ora rileggendo le tue datate riflessioni e ascoltando a distanza di anni oggi il tuo argomentare e sostenere i tuoi convincimenti, mi permettono di dire senza alcuna riserva, che le parole dette e partecipate al Popolo del web, pesano come un macigno, sulla coscienza di
    quanti hanno vissuto e ancora vegetano Indisturbati nell’indifferenza che caratterizza i codardi.
    Grazie Francesco per questo ulteriore impegno sociale a favore dei Giovani Calabresi e non solo.
    Con Amicizia e profonda stima,
    Emilio Errigo

    • Buongiorno amico mio.
      Grazie per la fiducia, la stima e le costanti frasi d’incoraggiamento. Vivere in una Calabria dove esistono ancora vicissitudini poco belle sta divenendo un triste pretesto per poi ritrovarsi ogni giorno ad osservare ciò che accade senza poter far nulla. Spesso si perde l’entusiasmo. Si finisce per essere disarmati nell’andare avanti. Manca l’entusiasmo e la determinazione perchè si è travolti da un sistema alimentato in buona parte dalla pochezza e dalla mediocrità. A pensarci bene, davanti alla pochezza ed alla mediocrità, bisognerebbe uscirne vittoriosi. Invece no. Il complesso reticolo intessuto nel tempo da una legione di ignoranti, accomodati nelle loro poltrone per “non fare”, diviene il pretesto per schiacciare con inaudita violenza le persone, sia quanti sono animati nel portare avanti il riscatto, sia quelle persone più deboli e sventurate che il loro riscatto lo trovano con maggiore facilità in altri luoghi. Questa esternazione non è la parte di un romanzo e non è nemmeno una resa ma è lo spaccato sociale di una realtà difficilmente accettabile che nel tempo si è fortificata grazie alla persistenza dei vuoti. Da sempre, nel mio piccolo agire quotidiano, ho intravisto nella Scuola la strada per condurre le giovani generazioni a diventare Cittadini. Il sapere educa e la bellezza della libertà conduce le persone a cercare i sentimenti di virtù civica e voglia di partecipazione. In molti riescono a superare le difficoltà, ma continuerò a riportare quanto diceva don Milani: gli Ospedali sono luoghi dove bisognerà curare gli ammalati e non per trattenere le persone sane. Un salutone e spero vivamente nella diffusione di questi pensieri affinché possa giungere presto qualche buona notizia per i nostri Giovani, le loro famiglie e questa terra.

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