Il calendario oggi segna la data del 25 Aprile. Ricorre l’anniversario della Liberazione. Dalle numerose manifestazioni svolte in Italia ai vari manifesti, affissi nei vari comuni, prevale quel senso di libertà reso possibile da una decisione assunta a Milano dai Partigiani con l’intento di poter liberare tutta l’Italia dall’occupazione nazifascista. Quell’intento riuscì pienamente.  Da allora acqua sotto ai ponti ne è passata tanta. Era il 25 Aprile del 1945; una domanda sorge spontanea: siamo veramente liberi? Il dato storico potrà essere condiviso e accettato ma potrà essere anche confutato e criticato. Ognuno è libero di conferire a questa giornata ed alla sua stessa ricorrenza il significato che meglio crede. Personalmente non intendo entrare nel merito storico. L’esercizio della libertà è una delle più grandi conquiste dell’umanità ma dovrà essere una percezione collettiva e diffusa in tutte le libertà, assunte e osservate poste all’interno della struttura sociale ed istituzionale del Paese, altrimenti il valore della ricorrenza odierna verrà svuotata dal vero ed autentico significato: la libertà come processo di crescita sociale. L’occasione di questa ricorrenza, oltre ad essere storica, mi fa pensare al futuro. Ognuno di noi, quando pensa al futuro pensa ai giovani. Molti di loro, del 25 Aprile del 1945 potranno avere un resoconto storico e di varia natura: potrà essere stato appreso dai libri di storia studiati a Scuola; oppure da fonte narrata direttamente e cioè da persone vissute in quel periodo, costretti a vivere la Seconda Guerra Mondiale direttamente sulla propria pelle. Nei ricordi di quelle persone ci sarà ancora lo scrosciante rumore delle bombe e il suono delle sirene che allertavano l’imminente passaggio dei bombardieri. Infine, potranno esserci giovani che del 25 Aprile hanno pochissime informazioni ed oggi si godono un giorno di festa. Sia ben chiaro, soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo gruppo, la colpa non è di chi non sa, ma di chi doveva far sapere e non ha compiuto il proprio dovere. Oggi i nostri ragazzi vivono una fase molto particolare.  I nuovi spazi del sapere e dell’agire vengono vissuti all’interno di una vera e propria autostrada elettronica e all’interno di questo percorso si finisce per perdere il contatto con il tempo reale. I punti forti dello sviluppo sociale, quali la cooperazione, la versatilità e il grande senso della comunità sono stati compressi ed inseriti all’interno del cyberpensiero, luogo occupato dalle varie generazioni per vivere sempre più immersi nei percorsi dell’etere e destinati ad essere meno presenti nella vita reale. In tale contesto, i giovani sono proiettati a diventare adulti senza ritrovarsi in possesso di strumenti e codici comportamentali per poter avere l’accesso alla realtà. La vità è tutta un quiz cantava Renzo Arbore.  Con il passare del tempo, l’accesso a internet è stato un dato in costante crescita. Dalla connessione domestica, nel giro di soli 10 anni, si è passati alla connessione mobile, resa possibile grazie alla diffusione di potentissimi e sofisticati telefoni cellulari, oggi conosciuti come smartphone. infine, l’ampliamento delle reti wi-fi ha reso possibile la navigazione in rete in spazi sempre più ampi. Da pochi minuti di connessione al giorno si è passati a moltissime ore di navigazione espletate di giorno e di notte, divenendo persino dipendenti da internet. Proprio nei confronti della rete si nutrono curiosità e paure in pari misura. Da una parte la rete fornisce strumenti utili allo sviluppo del sapere e della conoscenza e dall’altro si registra la crescita della paura nei confronti delle varie tipologie di crimine informatico. Intanto, la conquistata libertà informatica ha contribuito a limare le ore di studio, i rapporti interpersonali, il tempo dedicato agli hobby ed agli sport, contribuendo a rendere prioritario il senso di appartenenza ai social network ed alla frequenza di amicizie virtuali, con persone  fisicamente sconosciute ed a volte  di queste persone non si conosce nemmeno il timbro della voce e il peso della loro empatia. Da bambini ci si ritroverà sempre e di più a giocare in modalità on line, seduti su poltrone posizionate anche a 5000 kilometri di distanza, concentrandosi  per ottenere il miglior risultato e sottratti  dall’occasione di poter guardare negli occhi la persona che sta condividendo la stessa partita. Di quella persona non saranno noti nemmeno altre informazioni per esempio la cultura d’appartenenza, ed i valori sociali concerti al gioco.  Dal metodo Montessori alle autostrade informatiche mi sa che non possiamo registrare grandi successi: per la Montessori il gioco rappresentava il lavoro per i bambini, per il sistema odierno, il gioco rappresenta una irreale tipologia di vita afferente al consumismo pagate mediante carte di credito per l’acquisto di costosissimi videogiochi destinati ad essere già obsoleti al secondo utilizzo oppure all’acquisto di accessi a giochi on-line. Contemporaneamente a ciò stiamo assistendo alla costante degenerazione dei rapporti interpersonali e, ancor di più, alle inedite ed impensabili reazioni dei giovani. Di tutto ciò non riusciamo a darci spiegazioni. In queste circostanze rimaniamo sempre più basiti e muti. Con il nostro metodo di vita adolescenziale, ci accorgiamo di essere distanti dal modello utilizzato dai nostri ragazzi. Per molti versi loro vivono all’interno di un sistema perfettamente organizzato. Gli adulti in quel modello non sono previsti, anzi rappresentano un fastidio, un peso, in quanto generano il controllo attraverso l’imposizione delle regole e quindi bisogna lasciarli alla porta. Il senso dell’individualismo ed il peso dell’agire tecnologico sono incompatibili con un sistema di regole sociali indispensabili per poter attivare quel senso di cooperazione e condivisione volti a generare  il conseguimento dei vari obiettivi di vita desiderati. Al di fuori della rete informatica, la realizzazione non verrà mai attivata da un tasto ma dall’impegno, dalla costanza, dal sacrificio che ognuno saprà praticare. Dopo 73 anni, da quel 25 Aprile del 1945, per tutelare ancora la libertà, occorre tantissimo lavoro. In questo “cantiere” siamo tutti chiamati a svolgere una parte di lavoro nel rispetto delle singole ispirazioni e possibilità. Esistono migliaia di esigenze, lo so. Sono anche crescenti e spesse volte contorte. La collettività esercita un profondo desiderio volto a raggiungerne e godere un numero sempre più alto di tali combinanzioni. Sarà possibile? Vedremo. Intanto occorre identificare il futuro. Personalmente lo intravedo nello sguardo dei giovani. Perciò, sarà  indispensabile liberare al più presto dalla paura i genitori dei nostri adolescenti e di tutte le giovani generazioni. L’attuale incertezza non potrà dettare lo sviluppo e non potrà aprire la strada alla crescita del nostro Paese ma sarà un viatico per il precipizio. Quando i nostri ragazzi avranno un futuro certo, reso possibile da un mercato del lavoro disciplinato da regole inclusive, da una Scuola che premia i migliori e non abbandona gli ultimi, da una sanità che cura le malattie senza fare profitto, da una giustizia affrancata dalla politica e resa in tempi certi, da un sistema previdenziale maturabile prima che il fruitore sia deceduto e da una società che sappia accogliere i nostri ragazzi, valorizzandoli e facendoli sentire parte integrante di un progetto sociale. Soltanto allora saremo veramente liberi.

 

2 commenti su “La libertà come processo di crescita sociale”

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