La politica, da nobile scienza praticata per governare la Polis, è scaduta in una degenerazione sociale vera e propria. Tutto ciò ha mille risvolti e gli effetti sono principalmente evidenti nell’inesistente crescita culturale, sociale ed economica. L’incurabile male della corruzione, esercitato in maniera spregiudicata, con il solo fine di “guadagnare” consensi, ha conferito agli “utili idioti” di turno il titolo di Principe. Quindi, in tale circostanza, non potrà esserci spazio per la buona volontà, per la programmazione, per l’agire condiviso, per la realizzazione di progetti dove ogni componente della Comunità interessata possa avere un ruolo ed esserne protagonista; non c’è spazio per il rispetto delle regole e quindi le maglie di contenimento dell’arroganza e dell’illegalità, divengono larghe e il sistema si sfalda, abilitando alla normalità ed all’accettazione “qualsiasi metodo” utile a generare consensi, controllo e potere. Questo metodo, diffuso da Social e Media, è divenuto l’agire da utilizzare sui luoghi di lavoro, nei rapporti interpersonali ed in famiglia. La prepotenza prevarica la ragione. Quando la politica, resa vuota dai valori etici e morali,  assume come veste l’autoreferenzialità diffusa, il risultato sarà annacquato e le strategie generate diverranno inutili, principalmente per i Cittadini; la convenienza di questo sistema sarà orientata tutta a favore di quanti lo praticano non per rendere un servizio alla Comunità ma per uso e consumo personale. All’interno di questo contesto, ormai ridotto all’osso, potremmo rilevare le cause che hanno contribuito alla crescente apatia ed all’astensione elettorale. Grazie all’inesistente consistenza del sistema è stato possibile dare forma alle illogiche parti, recitate all’interno di un teatrino povero, triste e contaminato da affarismo e non dalla volontà di rendere un servizio chiaro e misurabile a favore della propria Comunità. Gli aspiranti attori di questa farsa napoletana appaiono così distribuiti ed individuabili: una Sinistra intenta a svolgere un ruolo da “radical chic”, ormai lontana dal Manifesto del 1848 scritto da Marx; una Destra intenta a parlare di Rivoluzione, senza ricordare più la collocazione assunta prima e dopo la presa della Bastiglia, le conseguenze della Destra storica e le crudeli responsabilità del Ventennio; l’inesistenza di un Centro e di quei programmi politici intrisi degli insegnamenti provenienti dalla Dottrina sociale della Chiesa e dediti a tutelare gli ultimi e promuovere l’uguaglianza formale e sostanziale. All’appello oggi c’è una novità, non presente nei manuali di storia delle dottrine politiche: mi riferisco ai movimenti populisti, sorretti dagli indicatori dei Social forum e animati da una costante protesta proveniente dalla disperazione di quanti confidano nelle promesse vuote, di un partito che non vuole essere tale composto da rispettabili persone ma prive di capacità nell’inquadrare i singoli fenomeni sociali all’interno di una cornice squisitamente politica. Questo passaggio è indispensabile per poter  fornire risposte solutive ai problemi, mediante legislazioni e provvedimenti resi necessari non per aumentare i like ma per risollevare la qualità della vita. Purtroppo non ci sono più le sedi di partito, non ci sono più i militanti e mancano i risultati. La politica si apprendeva in quei luoghi e la cultura di partito poteva crescere grazie al confronto con persone più adulte, capaci e preparate da studio ed esperienza. Allora si poteva comprendere la differenza di pensiero tra Gentile e Croce o tra Marx ed Hegel anche senza essere studente liceale perchè di tanto in tanto, presso quelle sedi, si potevano incontrare politici colti ed i loro discorsi erano intrisi di un sapere che costringevano i più volenterosi a studiare per migliorarsi e per migliorare il sistema una volta raggiunto lo status di classe dirigente. Per crescere non c’era spazio alla pratica del pettegolezzo. Oggi, il panorama politico è letteralmente cambiato. Sono pochissime e rare le persone di spessore culturale degno di attenzione e animate dalla volontà di far progredire la diffusione del confronto ed il benessere delle rispettive Comunità locali. L’evoluzione odierna consiste nel denigrare chi non è sulla linea dettata dal “Principe” di turno e, nell’organizzare gli eserciti nominando prima il Generale poi le truppe. Non oso pensare alla programmazione tattica e strategica promossa da tale intellighenzia. Ho una certezza: i progetti degli “utili idioti” sono interamente disegnati sulla spiaggia nel mese di gennaio. Si registra l’assoluta mancanza e capacità di ascolto e comprensione, non c’è traccia di una disponibilità volta a mettere in gioco le proprie convinzioni aprendo la mente ad altre idee provenienti dall’esterno. Si predica legalità e poi la contiguità con la malavita è la vera fonte dei risultati elettorali. Il grande interesse della criminalità organizzata è principalmente rivolto al controllo della Pubblica Amministrazione e perciò la prelibatezza degli “utili idioti” è paragonabile al miglior Gourmet. Gli appalti, piccoli o grandi, continuano ad essere appetibili quanto lo sono le varie opportunità di trasformare un terreno agricolo in suolo edificatorio o industriale per trarne benefici o per rendere il favore ottenuto mediante l’espressione del conseso. Quindi, accanto agli “utili idioti” di matrice politica si aggiungono dirigenti spregiudicati, pronti a mettersi al servizio del crimine per redigere i desiderata di quanti hanno reso possibile la nascita del governo di un piccolo paese o di una grande città. Questi vivono una maggiore sicurezza in quanto, lo scioglimento per infiltrazione della malavita, colpisce la politica e non i dirigenti. Da notare, l’azione della criminalità, apparentemente, risulta essere più intelligente di quella praticata dagli assetati di potere impegnati a fingere di amministrare. Ma, grazie al lavoro degli inquirenti, ed all’intelligence investigativa, entrambi hanno il futuro segnato ed un posto al fresco garantito. E’ la Comunità la vera e propria vittima di questo sistema malato in quanto paga il prezzo più alto, divenendo sempre più povera e privata, di volta in volta, di opportunità, sviluppo e progresso.
Il vero cambiamento consiste nel creare vicinanza, condivisione d’intenti, rispetto per le regole e riuscendo ad attivare il confronto propositivo volto a generare alternative al fumo proposto dai vari “utili idioti”, depositari per eccellenza delle responsabilità che hanno alimentato e reso possibile il divario tra Nord e Sud in ogni segmento sociale, economico e ambientale.
Credo nei giovani…loro posseggono gli ingredienti giusti per fare la differenza. In un processo di sviluppo sociale, animato da sani principi, la malavita potrà essere sconfitta perché non avrà più servi per sostenerla ed i primi a godere saranno quei Cittadini affrancati dalla dipendenza eterna dell’amico o del compare divenuto indispensabile perchè ha saputo camuffare i diritti in favori abusando del bisogno e delle difficoltà della gente.

8 commenti su “Dalle sedi di partito all’etere: il vero fallimento della politica?”

  • Una sola parola alla quale dico che in mezzo a tanto FANGO ALLA QUALE NN PUOI SODDISFARE…..IO NON MOLLERÒ…..
    ANTICO PROVERBIO SE VUOI QLCSA DEVI LOTTARE E NON MOLLARE MAI PRESA XCHE’ NESSUNO TI AIUTERÀ SE TU NON AIUTI CHI FRA TANTI CREDE IN TE. IN POCHE PAROLE: NULLA È MAI IMPOSSIBILE……
    LOTTARE LOTTARE FINCHÉ SORGERÀ SPERANZA.io MI CANDIDERO’ ASSESS. SERV. SOCIALI

    • Ciao Vincenzo, grazie per il tuo cordiale riscontro. La mia riflessione è una constatazione che parte dal basso ed è rivolta tanto al metodo quanto al sistema, in generale.
      Ti saluto e grazie per la tua cordiale amicizia. Spero di poter assistere alla realizzazione di tutti i tuoi sogni.

  • una analisi tanto interessante quanto reale. realissima. temo solo che per almeno il 70 per cento delle “persone normali” non vi sia alcun interesse per la Politica con la P maiuscola. riguardo agli aspetti legati alla criminalità, mi rifaccio a quanto affermava Raimondo Catanzaro nel suo libro il delitto come impresa: e cioè che la mafia non è altro che la perdita del monopolio della violenza da parte dello Stato.

    • Gent.mo Raffaele, la mia riflessione non vuole essere una esaustiva analisi ma un semplice punto di partenza volto ad ampliare il dibattito facendone conseguire fatti concreti. Grazie per la cordiale attenzione e soprattutto grazie per aver lasciato una traccia indelebile mediante un personale contributo.
      A presto!

  • Caro Francesco buona sera.
    Tu da studioso delle Scienze Sociali e ricercatore di Teoria della Sociologia contemporanea delle realtà complesse, ben conosci quanto sia fondamentale il consenso del Popolo che la nostra Costituzione definisce Sovrano.
    Il diritto per avere forza deve ottenere il consenso del destinatario della norma giuridica, etica, morale, religiosa ecc., manifestato dall’accettazione delle regole da parte dei Consociati esseri umani.
    Ora la tua salutare e benefica riflessione agostiana, nel senso espressivo del termine riferito al mese di agosto e non a Sant’ Agostino, mi consente di prendere atto di una o tante verità non sempre note ai più.
    Grazie caro Amico Sociologo che per i lettori che seguono il tuo sito si chiama Francesco RAO, non solo per i contenuti piacevoli da leggersi, ma per le citazioni di personalità della cultura economica, sociale e scientifica. Ciao Emilio

    • Gent.mo Emilio,
      grazie per il cordiale riscontro. La nostra Carta Costituzionale conserva ancora i valori e le aspettative di un Paese che merita la stabilità politica per rendere possibile la costruzione di un consolidato sistema economico e sociale. Aver traslato l’esistenza umana e l’agire sociale, dal confronto reale al segmento virtuale, potrebbe essere uno dei tanti ipotetici cedimenti strutturali del capolavoro lasciatoci in eredità dai padri costituenti. Oggi mi son limitato ad aprire una parentesi, parafrasando Giovanni Gentile e spero, in futuro, che l’attuale dinamica di smarrimento sociale, non divenga una frattura, in questo caso parafrasando il pensiero di Benedetto Croce. Grazie per la cordiale attenzione. A presto

  • Ciao Francesco, finalmente sono riuscito a leggere la tua analisi sulla questione politica. Partendo dalla questione”giovani e futuro” è fisiologico che vi sia un inserimento graduale sullo scenario politico di nuove leve. Il cardine principale è legato alla formazione politica del soggetto che non per forza dev’essere legata ad una corrente di pensiero ma piuttosto orientata e legata al senso d’appartenenza a quel territorio volta a migliorarne le condizioni sociali ed ambientali. L’esercizio di questa funzione di”formatore” molto spesso, purtroppo, è demandato a soggetti con credenziali che sono meglio descritte nel Art.416/bis. É altrettanto vero che le qualità ed i valori morali sono elementi soggettivi e devono prescindere dalle logiche partitiche e politiche. Usando altri esempi la politica è come un’autovettura a cui periodicamente viene fatto il tagliando (elezioni), per cui, pur sostituendo le componenti soggette a scadenza (ministri ) , se non si rettifica il blocco motore all’occorrenza, (parte amministrativa nazionale e/o locale) , avremo sempre e comunque un motore che può girare bene, picchiare in testa o stentare in virtù della bravura del meccanico (presidente del consiglio ). Il vero divario mai colmato, a mio avviso, è quello tra il governo centrale e quelli locali, perché, se ci fai caso, viaggiano su binari paralleli se non in direzione contraria. I diritti tramutati in favori sono parte del sistema clientelare di chi occupa posti strategici nella P.A. dal quale trarne vantaggi economici e/o elettorali. Chi cerca di andare controcorrente, in questi casi, si trova davanti ad un sistema ben collaudato, quasi ermetico direi, contro il quale se non agisce in maniera energica la leva sociale rimane ben poco da fare. Si può anche rimanere vittime del sistema, ma se non si ha il coraggio di andare contro le logiche “criminali” che si sono tramutate in regole di vita resta più semplice e comodo adeguarsi al sistema. L’istituzione dovrebbe concorrere al superamento di queste logiche e ad un miglioramento delle condizioni sociali. Uno dei problemi più gravi, a mio parere, deriva da chi in passato ha formato i formatori attuali, se lo stampo ha delle crepe il prodotto non può essere eccellente. Purtroppo non sempre abbiamo avuto buoni insegnanti o buoni esempi anche a livello locale, ma la differenza comunque la fanno il nostro senso civico, lo spirito di abnegazione e la sete di conoscenza. L’onestà è un valore che dovrebbe essere tramandato da padre in figlio, non è un caso se c’è stata una degenerazione sociale e politica. La scuola è la forgia della società civile. Scusa per le chiacchiere. ..

    • Ciao Vincenzo, Ti sono grato per la bellissima riflessione. Sono le testimonianze come le Tue il mio unico e vero carburante unitamente alla voglia di restare in questa terra per contribuire a renderla migliore e non per vederla morire.
      Grazie e buon lavoro.

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