Descrivere la Calabria, potrebbe essere una vera e propria impresa ardua. Tra le regioni dell’Italia, rappresenta una straordinaria particolarità in quanto possiede tutti gli indicatori, possibili ed immaginabili, per conferire ricchezza e sviluppo non soltanto ai Calabresi ma all’intero Meridione. Purtroppo, la storia non ci ha ancora consegnato questo privilegio. Da un punto di vista economico, il vero e proprio punto di debolezza di questa regione è dettato principalmente dal mancato apporto culturale, come punto di riferimento indispensabile per costruire un futuro  vero. Tutto ciò è venuto meno nel tempo, anche a seguito della costante emorragia di giovani partiti dalla Calabria verso le regioni del Centro-Nord per studiare e dopo aver conseguito alti titoli di studio e notevoli esperienze professionali a rientrare nella terra natia sono state percentuali molto basse.  Questa immissione di ossigeno puro, non è stata sufficiente a dare slancio alla nostra terra. L’ascensore sociale di questa regione sembrerebbe essersi bloccato proprio a seguito di tale causa. Inoltre, tale inamovibilità di stimoli, anziché rendere possibile l’avvio di uno sviluppo verso l’alto, ha generato un’espansione non benevola sviluppata in ampiezza e proliferando anche nel malaffare, grazie alla presenza della malavita. Il segmento produttivo, seppur ben stratificato, non è altro che l’evoluzione di un vecchio modello di agricoltura, impostata su modelli portati avanti non per generare economia ma per mantenere aperta la porta dell’ assistenzialismo, vero e proprio male del Meridione. Si pensi agli impianti intensivi presenti nei sistemi agricoli dell’Emilia Romagna, in quella terra, contrariamente alla gran parte degli insediamenti produttivi della Calabria, portati avanti sino al primo decennio di questo nuovo Millennio, il risultato da conseguire era massimizzare la produzione per poter alimentare segmenti di mercati particolarmente esigenti, creare occupazione e generare economia. In Calabria, terza regione per la produzione di olio d’oliva in Europa, si è iniziato da poco a puntare sulla qualità per aumentare i profitti. Prima, i terreni rappresentavano una vera e propria pista per mettere in corsa le auto cariche di assistenzialismo. Si pensi agli assegni della disoccupazione, della malattia, della maternità ed infine ai contributi per i fini pensionistici. Quasi sempre, fortunatamente in maniera circoscritta, questo sistema si poneva come un fine diverso dal benessere sociale e destinato a trasformare i diritti in favori. Già a metà degli anni ’90 del Secolo scorso, era scoppiato il caso dei contributi agricoli fasulli: migliaia di persone, sia lavoratori reali sia persone che non avevano mai visto un albero di olivo, si ritrovavano a costruire la loro contribuzione pensionistica senza aver lavorato un giorno in regola, truffando l’INPS e spesse volte alimentando le tasche dei faccendieri di turno, intenti ad intascare i soldi di quanti speravano di poter accantonare almeno i contributi per la loro pensione e vivere con un minimo di serenità l’ultima parte della loro vita. Spesso, quei contributi, non venivano versati ed oggi, migliaia di persone, vivono la loro terza età senza pensione o con una miseria causata proprio dalle truffe pregresse, in parte realizzate consapevolmente ed in parte scoperte all’atto della presentazione della domanda per il riconoscimento della pensione. Quello era il periodo d’oro per la Calabria, seppur non totalmente interessata a tale fenomeno la società afferente al segmento sociale più umile ricorreva a ciò per poter sopravvivere. Erano anche gli anni che in tanti “rubavano” i soldi dell’integrazione dell’olio ed dei contributi per la raccolta delle arance o per i mandarini spesso non raccolti ma dichiarati dalle varie cooperative agricole. Anche in quel periodo, moltissime aziende fantasma beneficiavano di fiumi di finanziamenti pubblici con la famosa Legge Sabatini, senza raggiungere l’obiettivo principale: creare occupazione e sviluppo, soprattutto nel Meridione. Esistevano poi i segmenti del tessuto sociale afferente ad una società di media capacità economica, rappresentata da proprietari terrieri, professionisti e tutto il mondo di impiegati statali e parastatali. Questa parte del tessuto sociale Calabrese era un vero e proprio capitolo a parte, estraneo da segmenti particolari e, spesso, estraneo anche all’interessamento di quei temi particolarmente distorti che piano piano hanno eroso il futuro di questa terra. Infine, una limitatissima quota di persone benestanti, erano dediti a godere della propria ricchezza, senza preoccuparsi di avviare possibilità di sviluppo locale e regionale. Questi, spesso, erano anche impegnati nel mondo delle istituzioni ricoprendo funzioni amministrative elettive e/o di rappresentanza. In buona parte, proprio la quota del loro egoismo ha contribuito a schiacciare quanti erano collocati nella parte inferiore della piramide sociale. La riverenza delle persone umili, la distanza e la mancata capacità di ascolto, rientravano tra quelle vere e proprie disattenzioni volute proprio dal sistema affinchè le Istituzioni rimanessero fuori da tutti quei giochi , artatamente realizzati per creare sacche di ricchezza e controllare pacchetti di voti da mettere al servizio del politico di turno disposto a scendere a patti con il segmento peggiore di questa terra per acquisire controllo e potere.  L’entrata in vigore dell’euro, le misure restrittive venutesi a creare con le procedure “dettate” dall’Europa e l’avvio della crisi, hanno compresso letteralmente le prospettive di sviluppo. E’ aumentata tanto la disoccupazione quanto l’emigrazione. Questa volta i giovani andavano via, in parte non soltanto per studiare ma per trovare lavoro. Per essere onesti, non si può fare a meno di tenere in considerazione l’alto tasso di criminalità sviluppatasi in Calabria.  Un mio carissimo amico, dice sempre che quella reazione, anche se non giustificabile, in buona parte, è stata creata proprio dalla disperazione e dall’ignoranza di coloro che per poter vivere non vedevano altra strada percorribile se non il crimine. Pensate un po, per una persona ignorante, vendere droga o vendere patate, non faceva alcuna  differenza. Non faceva nemmeno differenza prendere una macchina imbottita di droga o di armi e portarla da Sud a Nord per ricevere 5.000,00 euro dalla persona che ritirava l’auto nella località indicata senza sapere cosa aveva trasportato. Il guadagno facile, l’ignoranza, la disperazione e la voglia di non sentirsi “morti di fame”, ha creato danni irreparabili. Le varie fasi di sviluppo, la speranza e le varie azioni condotte dallo Stato, seppur di meritoria riconoscenza, forse, non hanno tenuto in considerazione l’arretratezza strutturale e sociale di questa regione. La repressione sino ad ora praticata non ha fatto altro che creare la sfida e innescare meccanismi pazzeschi? Si pensi a ciò che è stato scoperto a San Luca dai Cacciatori di Calabria, prestigioso gruppo dei Carabinieri con sede a Vibo Valentia: la coltivazione della marjuana non avveniva più all’aperto ma all’interno di veri e propri bunker sotto terra, illuminati e ventilati con sofisticati mezzi. Questa diversificazione non è una risposta della malavita all’azione dello Stato? Infine, per non tediare la vostra attenzione, il costante scioglimento per infiltrazione mafiosa di amministrazioni comunali, non sta divenendo un vero e proprio deterrente per quanti vivono in buona fede e vorrebbero impegnarsi pubblicamente per il bene della propria terra? Si eccede troppo con la contiguità mafiosa? Basta prendere un caffè in un luogo pubblico e parte una diffida? Poi, se quel caffè viene consumato tra una persona ed un amministratore locale parte l’associazione mafiosa e lo scioglimento? Il principio garantista della Costituzione è venuto meno? Il Cittadino, soprattutto nei piccoli paesi, prima di consumare un caffè con una persona deve consultare il centro elaborazione dati del Ministero dell’Interno e verificare se chi sta al proprio cospetto è un mafioso? Lo Stato dovrebbe dare con la massima urgenza organiche risposte mediante prese di posizione ben precise e volte a costruire nuove realtà. Tutto ciò potrà avvenire soltanto riaprendo la “Questione Meridionale” e facendo sedere a quel tavolo quanti amano veramente il Meridione e intendono tutelarlo e promuoverlo, curando i mali e tutelando la gente onesta, ormai finita nel comune calderone della gogna mediatica facendo venire meno la fiducia e la speranza. Oggi, al nostro Sud, non manca il coraggio. Mancano i mezzi per poter percorrere una strada chiamata Legalità ritrovandosi   accanto lo Stato, le sue Leggi e tutte quelle Istituzioni chiamate in causa per rendere libera prima la persona e poi il Cittadino.

2 commenti su “La questione Meridionale è una priorità per il futuro del Sud”

  • Buongiorno Sociologo della Primavera dei Giovani di Calabria.
    Caro Francesco, verrebbe da dire e allora?
    Che dobbiamo fare noi che la Calabria non l’abbiamo vissuta perché troppo lontani?
    Se dovessi tentare di immergermi in questo mare magnum o meglio, Mare nostrum, inizierei a nuotare verso un punto ben determinato, la o le cause dello Stato dell’arte.
    Tanto si è scritto e molto di più detto, su tuti i mali che affliggono la Calabria,
    ancora esistenti nel Corpo sociale dei Calabresi.
    Non voglio assolutamente continuare s nuotare in acque inquinate da sostanze che anche se si conoscono gli effetti dannosi e pericolosi, per la Calabria e il rimanente territorio incontaminato dove vivono i Giovani Calabresi, non si riesce s capire perchè non sia possibile prevedere, prevenire e contrastare legalmente.
    Ma sembra un mistero!
    Tutti sanno che ogni essere umano per vivere occorre che si alimenti altrimenti si autodistrugge psicofisicamente fino ad srrivare alla morte.
    Questa legge naturale che esiste da quando è stato creato l’essere vivente umano, animale e vegetale, molti sono ancora convinti a torto marcio, che l’abbiano modificata i Calabresi.
    Così non è!
    La fame è fame e la sete è sete, chi ce l’ha non sente ragione e vuole mangiare e bere.
    Se in Calabria c’è fame di generi di prima, seconda e terza necessità, mi e vi chiedo,?sarà mai possibile immaginare e pensare,
    che i Calabresi non avvertino i bisogni di reperire sul mercato nazionale ed estero, tali risorse per soddisfare tutti i naturali bisogni che la civiltà contemporanea e il sapere umano, rende necessari e urgenti?
    Amici carissimi una volta in una riunione pubblica al centro nord, dopo aver ascoltato con molta sofferenza, il dire di molte dei relatori, su come “riqualificare” il modo di pensare,fare e agire dei Meridionali Calabresi in primis, mi sono permesso di chiedere la parola per dire ció che ho sopra detto in metaforica sintesi rappresentativa del vero.
    Cioè che se gli abitanti del Sud piangono, chi vive al Nord nell’indifferenza, difficilmente riderà!
    Molti dei presenti, allora si sono sentiti minacciati e mi hanno detto che è facile attribuire agli altri la causa dei propri mali a loro dire curabili, altri che occorrebbero forze speciali per depurare il marciume imperante che è presente nel Meridione d’Italia.
    Io ho risposto che il Sud ha bisogno di amore e bene dagli italiani e non dai cinesi.
    Perdonatemi, Emilio Errigo

  • Buongiorno Sociologo della Primavera dei Giovani di Calabria.
    Caro Francesco, verrebbe da dire e allora?
    Che dobbiamo fare noi che la Calabria non l’abbiamo vissuta perché troppo lontani?
    Se dovessi tentare di immergermi in questo mare magnum o meglio, Mare nostrum, inizierei a nuotare verso un punto ben determinato, la o le cause dello Stato dell’arte.

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